September 14, 2026

Il rimedio contro, l’eco-ansia che gli psicologi raccomandano sempre più spess0…1

Le ondate di calore sempre più frequenti, gli incendi che devastano il sud dell’Europa nel pieno dell’estate, i ghiacciai che arretrano e i bollettini meteorologici che diventano rosso scarlatto: in questo periodo è difficile sfuggire alla sensazione diffusa che qualcosa non vada nel nostro pianeta. Questa ansia ha ormai un nome, eco-ansia, e colpisce sempre più persone, soprattutto le giovani generazioni. Di fronte a questo disagio silenzioso, gli studi degli psicologi vedono arrivare sempre più pazienti esausti per la paura del futuro. Eppure, una raccomandazione ritorna continuamente, quasi sorprendente per la sua semplicità. Lontano dai protocolli complessi, consiste in un gesto antico, quasi istintivo, che forse avevamo dimenticato. Un gesto che restituisce un senso, rilassa il corpo e calma la mente, a condizione di dedicarvi un po’ di tempo ogni giorno.

Quando l’ansia climatica diventa una patologia quotidiana

L’eco-ansia non è un capriccio di una persona di città eccessivamente sensibile. Si manifesta concretamente attraverso insonnia, pensieri ricorrenti e incessanti, un senso di impotenza che erode la gioia di vivere e, talvolta, persino attacchi di panico scatenati da un semplice servizio televisivo. Molte persone descrivono una sorta di lutto anticipato: quello per un mondo stabile e prevedibile, in cui le stagioni si susseguivano senza sorprese. I professionisti della salute mentale constatano che gli approcci terapeutici classici, come il semplice parlare o le tecniche di rilassamento, a volte raggiungono i loro limiti di fronte a questo particolare disagio. Perché? Perché l’eco-ansia non deriva da una distorsione cognitiva: la minaccia è reale, concreta e documentata. Rassicurare il paziente spiegandogli che le sue paure sono esagerate sarebbe fuorviante. Per questo gli psicologi cercano risposte radicate nella realtà, che permettano alla persona di agire concretamente invece di subire. Perché, in questo contesto, l’inazione alimenta a sua volta l’ansia: più ci si sente impotenti, più il malessere mette radici. È quindi necessario ritrovare un certo potere d’azione, per quanto modesto, così da trasformare questa energia negativa in movimento.

Venti minuti con le mani nella terra: la prescrizione che cambia tutto

La raccomandazione che sta diventando sempre più diffusa negli studi degli psicologi può essere riassunta in una frase: fare giardinaggio almeno 20 minuti al giorno. Ecco la sorprendente “prescrizione” che ricevono sempre più persone affette da eco-ansia. Questo gesto, apparentemente banale, agisce su diversi livelli ed è proprio questo a renderlo così efficace. Dal punto di vista fisiologico, mettere le mani nella terra espone la pelle ai microrganismi presenti nel suolo, che potrebbero stimolare la produzione di serotonina, l’ormone del benessere. La leggera attività fisica del giardinaggio contribuisce inoltre a ridurre il livello di cortisolo, l’ormone dello stress che, quando è eccessivo, può affaticare l’organismo. L’esposizione alla luce naturale aiuta a regolare il sonno e l’umore, due aspetti spesso messi a dura prova nelle persone che soffrono di eco-ansia. Dal punto di vista psicologico, il beneficio potrebbe essere ancora maggiore. Fare giardinaggio significa riconnettersi con la vita, sentire di partecipare a qualcosa di più grande di noi. Significa anche radicarsi nel presente: quando si pianta una piantina di basilico o si annaffiano i pomodori, non si rimugina sui rapporti sul clima. Il giardinaggio impone un ritmo lento, un’attenzione ai dettagli e una pazienza che contrasta direttamente la spirale dell’ansia. E soprattutto trasforma il senso di impotenza in un’azione concreta, tangibile e visibile giorno dopo giorno nella crescita di una pianta.

Passare all’azione, anche senza un giardino

Non è necessario possedere un grande terreno in campagna per trarre beneficio da questo rituale. Un balcone, alcune fioriere sul davanzale, una cassetta di legno trasformata in un piccolo orto o persino un semplice vaso di erbe aromatiche sul piano di lavoro della cucina sono più che sufficienti. Per chi vive in appartamento senza spazi esterni, gli orti condivisi stanno nascendo in molte grandi città e rappresentano un punto di partenza ideale, con in più il legame sociale che amplifica i benefici. Orti urbani associativi, iniziative di coltivazione collettiva, tetti verdi condivisi: le possibilità aumentano continuamente. Ecco alcune idee concrete per iniziare senza scoraggiarsi:

  • Iniziare in piccolo con piante resistenti: menta, erba cipollina, prezzemolo, basilico
  • Scegliere ortaggi facili da coltivare come ravanelli, pomodorini o insalate da taglio
  • Privilegiare la regolarità (20 minuti al giorno) invece di lunghe sessioni occasionali
  • Accettare gli insuccessi: una pianta che muore fa parte dell’apprendimento
  • Iscriversi a un orto condiviso del quartiere per beneficiare dei consigli di altri appassionati

L’essenziale è evitare la logica della performance. Non si tratta di diventare autosufficienti né di salvare da soli la biodiversità, ma di creare un rituale rilassante, una bolla quotidiana in cui corpo e mente si riconnettono alla vita. Questo piccolo gesto non risolverà la crisi climatica, nessuno lo sostiene. Ma restituisce all’impegno ecologico una dimensione concreta e sensoriale che manca terribilmente all’azione militante puramente intellettuale. È un primo passo, spesso il più difficile, che permette di trasformare l’ansia paralizzante in energia creativa.

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